pesca sub mondo sommerso Gare

Arbatax, quasi un Campionato del Mondo di pesca sub…

Condividi

5 e 6 giugno 1976: Arbatax fu la scenario in cui si tenne il XVII Trofeo Mondo Sommerso di pesca sub.

Il Trofeo Mondo Sommerso, patrocinato dalla omonima rivista, aveva nel panorama agonistico internazionale di pesca subacquea un prestigio straordinario, oserei dire unico.

Massimo Scarpati, quando vinse per la prima volta nel 1968 a Baia Sardinia questo ambitissimo Trofeo, lo paragonò al vero Campionato del Mondo. Non esagerò proprio nel definirlo in tal modo.

La storia della competizione

Questa competizione, nel corso del tempo, ha avuto una notevole evoluzione storica. Partendo da una gara internazionale a coppie al Circeo nel lontano 1960, vinta dai fratelli Guido e Maria Treleani, sino a quella disputata ad Acireale nel 1965.

Albo d'oro pesca sub
Albo d’oro del Trofeo Mondo Sommerso

Nel 1966 si trasformò in gara individuale, sempre con carattere internazionale, sino al 1972, per poi diventare – dal 1973 al 1975 – gara per regioni.

Così come meglio si dirà appresso l’edizione 1976 sarà ricordata come la gara internazionale di pesca sub più rappresentativa del panorama mondiale.

Negli anni successivi al 1976, essendo stato acquistato il pacchetto azionario di controllo della rivista da una nota famiglia industriale italiana. La politica editoriale si allontanò ben presto dalla pesca subacquea per cavalcare negli anni successivi, ma senza fortuna, le ideologie integraliste dell’ecologia.

Ordunque, dopo essere stata per molti anni la rivista internazionale del mare, vero ed unico punto di riferimento per tutti i subacquei, alcuni anni dopo chiuderà miseramente i battenti. Poco credibile era stato il progetto editoriale ed i soggetti ad esso legati. Chi ne volesse sapere di più potrà seguire questo link.

Gara da campioni…

Orbene, tra i tanti vincitori è doveroso ricordare Guido Treleani con le sue vittorie nel 1960, nel 1963 e nel 1965 (detiene il record). Carlo Gasparri nel 1967 alle Eolie e Massimo Scarpati nel 1968 a Baia Sardinia e nel 1969 alle Eolie.

L’edizione che oggi trattiamo, per l’appunto quella svolta ad Arbatax (Sardegna centro orientale) nel 1976, sarà ricordata, così come già anticipato, sicuramente come quella meglio riuscita impeccabile la macchina organizzativa, impressionante il dispiegamento di mezzi e superlativa la logistica.

Senza essere smentiti è stata l’edizione più riuscita fra tutte le gare di pesca sub svolte nel panorama internazionale.

La location della manifestazione era il Villaggio Telis del Club Vacanze, luogo di rara bellezza.

Arbatax sede del trofeo di Pesca Sub
Arbatax – il Villaggio Telis del Club vacanze

Il racconto della gara

Detto ciò andiamo alla narrazione della gara. Come già scritto, vede come scenario, nei primi giorni di giugno, le chiare e pescose acque di Arbatax che per la prima volta (eccezion fatta per le gare di carattere regionale o dell’edizione del Trofeo Mondo Sommerso 1974 per regioni) conoscono una gara di siffatta caratura.

Questa competizione si presentava per l’Italia come una vera e propria rivincita dei Campionati Mondiali, meglio ricordati come i mondiali del caos, svolti in Perù l’anno prima. Questi non erano andati proprio bene per l’Italia in quanto solo quinta, dove si è assistito al trionfo meritato del francese Esclapez.

Non a caso l’organizzazione ha voluto ricalcare la stessa identica formula: due giornate di sei ore ciascuna, squadre nazionali con tre atleti in acqua, oltre ad una riserva, e classifica finale individuale ed a squadre. Tutto proprio come il Mondiale del Perù (ma non certo per l’organizzazione).

La manifestazione, così come anzidetto, ha avuto una svolta epica grazie anche alla robusta sponsorizzazione dell’Alitalia la quale ha permesso di convogliare in Sardegna ben sette delle prime otto squadre classificate nell’anzidetto mondiale peruviano. Più segnatamente: Brasile (Campione del Mondo), Spagna (2°), U.S.A. (3°), Francia (4°), Italia (5°), Gran Bretagna (7°), Portogallo (8°), ex Jugoslavia (assente al mondiale) al posto del Cile (6°).

Una soluzione (veramente) ecologica

I Rio 310 messi a disposizione dall’organizzazione

Altra chicca è stato l’apporto – sostanziale e concreto – che la Rio e la Piaggio hanno dato alla manifestazione. Il noto cantiere nazionale ha messo a disposizione dell’organizzazione tutte le barche che erano necessarie, e più precisamente 24 Rio 310 a remi per tutti i 24 concorrenti ed 8 Rio 410 motorizzati per i rispettivi capitani, questo equipaggiato con motore jet della Piaggio, e ciò per ragioni di sicurezza (il jet risultava meno pericoloso delle eliche).

Il capitano designato saliva a bordo del mezzo nautico motorizzato, unitamente ad un sommozzatore di soccorso munito di mono bombola e ad un barcaiolo. Il mezzo poteva trainare una o più barche della stessa nazionale, permettendo così lo spostamento degli atleti lungo il perimetro del campo di gara.

I pesca sub trainati dal capitano
La barca del Capitano che traina i tre componenti la squadra

La soluzione di dotare gli atleti di una barca a remi (Rio 310), tutte rigorosamente uguali, non è stato un caso.

Si è ritenuto opportuno proporre agli occhi del numeroso pubblico, e dei relativi mass media presenti alla manifestazione, una gara fatta a misura di uomo: questo al fine di raccogliere consensi positivi anche da parte degli ambientalisti.

(una parentesi)…

Sia consentito fare una sommessa riflessione personale. Dopo quanto scritto in ordine alle imbarcazioni fornite agli atleti, invito il lettore di turno ad esaminare invece la realtà odierna dei nostri campionati nazionali. I mezzi nautici dei concorrenti ricordano molto quelli presenti in occasione di gare motonautiche tanto sono performanti i gommoni, i motori fuoribordo ed anche le attrezzature elettroniche ivi installate. Forse, ma questa così come già detto è una considerazione molto personale, se nelle gare di pesca sub si riducesse di molto la motorizzazione dei gommoni (es: massimo hp 10) probabilmente si acquisirebbe una visibilità diversa, più a misura d’uomo. Beneficiandone quindi come immagine, lasciando in tal modo la disciplina dell’offshore nei circuiti deputati a questa attività sportiva.

Una debacle senza precedenti…

Orbene, anticipo subito che descrivere questa gara dopo 44 anni, con il dovuto distacco e la necessaria obiettività, non è cosa facile. La competizione, infatti, costituisce – per chi non lo ricordasse – la più grande sconfitta (meritata) che l’Italia abbia mai subito nel mediterraneo. Per di più nelle proprie acque, praticamente un’autentica Waterloo, questa potrebbe fare coppia solo con il Campionato Europeo di Salina del 1995.

Così come già scritto fu una autentica debacle senza precedenti! Una bruciante umiliazione, vera e meritata, una sconfitta che però non ha giustificazioni, ma solo precise responsabilità.

Di tutto ciò sino ad oggi si è sempre rigorosamente evitato di parlarne: quasi che ci sia stata una superba regia nel far scendere l’oblio dei ricordi su questa gara.

Ma di questo si dirà meglio in seguito.

Le formazioni

Entriamo nel cuore della gara. Sono presenti i Brasiliani campioni del mondo. La loro è una formazione però di seconda fascia a seguito della recente scomparsa in mare del campione Malta, campione del mondo in Perù.

I compagni di squadra, Dias e Freitas, in lutto, hanno espressamente rinunciato alla partecipazione. La squadra carioca era pertanto composta da Guardabassi, Carneiro e Costa.

La Francia schierava il campione del mondo in carica Jean Batiste (Titou) Esclapez, Caumer ed il polinesiano Nanai, questi già campione d’Europa nel 1972 all’isola di Man.

L'equipe francese di pesca sub presente ad Arbatax
Da sinistra, Salvatori (Tony), Esclapez, Nanai, Caumer e Hugues Dessault
La squadra spagnola di pesca sub ad Arbatax
Noguera, Gomis, Admetlla e Carbonel

La Spagna era presente con Carbonel (padre di quel Pedro che vincerà in futuro tre mondiali), Admetlla e Gomis. Quest’ultimo indimenticabile fuoriclasse degli anni sessanta, vincitore del Trofeo di Ustica e dell’Eurafricano nel 1966 alle Baleari, Campione del Mondo nel 1961 in Spagna ed oggi brillantemente rispolverato dalla FEDAS spagnola per questa manifestazione. Assente Amengual.

Il Portogallo con Bessone, Garcia e Cruz; la ex Jugoslavia con Halbert, Macura e la giovane promessa Zanki; gli Stati Uniti con Maas, ed i germani Bill Ernest e John Ernest; ed infine la Gran Bretagna campione d’Europa a Kilkee con Carloson, Crawford e Tomas.

La prima giornata di gara

Massimo Scarpati il pescasub italiano
Massimo Scarpati in azione

Ma passiamo alla prima giornata che vede protagonista lo specchio d’acqua che va da Santa Maria Navarrese sino a Capo di Monte Santu.

Nei giorni precedenti, dedicati all’ispezione del campo di gara, l’acqua era limpidissima e risultava praticamente assente la corrente. La temperatura dell’acqua, era costante fino al fondo ed in linea con il periodo.

Gli atleti hanno avuto modo di vedere molto pesce bianco e tante cernie, tutto però profondo, sempre sotto i 20/25 metri.

Da subito gli italiani, sulla scorta delle precedenti perlustrazioni, si dirigono sui fondali più impegnativi. Vogliono far prevalere la loro classe, la buona conoscenza dei fondali ed evitare, con questa scelta, anche il marcamento a uomo da parte degli avversari.

Scarpati, il più concentrato come sempre, si fa lasciare sulla verticale di una tana in località Capo Monte Santu. Nella stessa ha avuto modo di trovare, nei giorni di preparazione, una grossa cernia.

Massimo, dopo una meticolosa ventilazione, scende sulla verticale del pietrone, arrivato in prossimità del masso intuisce che all’ingresso della tana staziona il bestione. Diversamente da quanto aveva potuto notare nei giorni precedenti, il pesce è molto nervoso e, ancor prima di poterlo sparare l’animale sparisce nella tana con un rabbioso colpo di coda.

Scarpati intuisce che tale inusuale comportamento è da addebitare probabilmente al termoclino, infatti la temperatura dell’acqua è sensibilmente più fredda al fondo.

La cernia incastrata…

Dopo numerosi tuffi alla ricerca della richiamata preda riesce, da una piccola apertura, a spararla. Il bestione è veramente grosso, ma non è fulminato, si dibatte molto.

Nonostante un ascensore durato oltre tre ore a 28 metri, il napoletano non riuscirà ad estrarre dalla tana il grosso serranide, complice anche il fondo della tana che è composto da sabbia e fango.

Massimo, oggettivamente sfortunato, si accorgerà molto dopo che l’animale è incastrato male, peggio di quanto potesse immaginare. La visibilità nella tana è ridottissima per via della sospensione che lo scodare della cernia alimenta continuamente. Purtroppo le dimensioni dello stesso (stimato in non meno di 15/18 chili) lo inducono ad insistere, forse però è troppo tardi.

Ebbene, nonostante gli sforzi profusi dal campione d’Europa in carica, il pesce rimarrà in fondo al cunicolo con diverse aste infilzate.

Toschi e Beltrani…

Beltrani in azione

Toschi, alla pari del napoletano, ha diverse cernie segnate, tutte sotto i 25 metri, e distanti fra loro. Dopo oltre quattro ore di ricerca affannosa non riuscirà a trovarne neppure una di esse. Il savonese è disorientato, capisce che il pesce non è più presente come il giorno precedente, complice l’acqua fredda al fondo. Non ha neppure notizie dei suoi compagni e/o degli avversari. Lo sconforto gli si legge sul volto.

Identico discorso vale anche per Gianni Beltrani, con diverse tane tutte profonde, però di pesce bianco che troverà desolatamente vuote. Il genovese, a differenza dei primi, aveva puntato principalmente su saraghi e corvine. Aveva individuato alcuni lastroni che, alla vigilia, promettevano molto bene perché zeppe di pesce bianco. Questa affannosa ricerca gli costerà 4 ore di pesca inconducente. Anche Gianni è confuso, disorientato, non riesce ad avere precise indicazioni degli altri atleti.

La convinzione di pescare più profondo rispetto agli altri avversari costerà agli azzurri a fine gara carnieri poco significativi, certamente al di sotto delle loro aspettative. Questo saranno costituiti prevalentemente da pesce bianco affannosamente ricercato nelle ultime ore di gara nel basso fondo, quando però gli avversari avevano già battuto queste batimetrie.

Toschi sarà 6° con 7 prede e 12.365 punti, mentre Beltrani 8° con 9 prede e 10.090 punti.

E Scarpati?

Massimo, il migliore degli italiani, sarà solo 4° con 8 prede e 15.950 punti. Anch’egli nell’ultima frazione di gara si dannerà l’anima alla ricerca di pesce nel basso, dopo aver abbandonato dopo quasi quattro ore la grossa cernia sparata ad inizio gara.

Il ritmo imposto dal napoletano è frenetico, trascorre più tempo sottacqua che in superficie per la ventilazione. Capirà solo più tardi che alle profondità dallo stesso abitualmente frequentate il pesce non c’è più, si è spostato per via del termoclino. Nel basso sono già passati in tanti, e riesce conseguentemente a raggranellare poca cosa rispetto al suo potenziale.

Va ricordato che, ove mai il portacolori della Mares avesse portato al peso la grossa cernia abbandonata dopo 4 ore, probabilmente sarebbe stato primo di giornata.

Analisi delle condizioni del mare…

Lo spostamento del pesce (dal fondo verso il basso) è da addebitare al fatto che durante la notte una corrente di acqua fredda proveniente da sud aveva allontanato soprattutto i serranidi precedentemente avvistati (ma anche il pesce bianco aveva deciso di traslocare altrove), e spostato i pinnuti verso acque molto più basse e calde, anche in soli 5/6 metri d’acqua.

Ma se è vero quanto sopra, va altrettanto precisato che l’acqua fredda al fondo era per tutti gli atleti della competizione, ivi compresi anche gli stranieri più titolati.

Sta di fatto, però, che tutti coloro che hanno pescato profondo (principalmente gli italiani), se non sufficientemente informati, hanno ragionevolmente creduto che l’acqua fredda fosse anche nel basso. Ed invece non è andata così.

E’ innegabile che sono mancati agli azzurri il gioco di squadra e, soprattutto, una vera ed autentica regia del capitano. Questi – non possedendo probabilmente quell’esperienza agonistica che poteva avere un capitano come Noguera o Salvatori – non ha saputo leggere la gara e, quindi, coordinare gli azzurri al meglio.

Nello specifico fornendo loro tutte le necessarie informazioni sugli avversari, e più segnatamente che a terra, nei primi dieci metri d’acqua, i rivali più temibili già da subito stavano facendo molto bene.

E gli avversari?

Secondo è il pluricampione spagnolo Gomis, già quarantenne, con 6 prede e 19.835 punti si colloca in una posizione di classifica invidiabile.

Questi, dopo due tuffi in acque più impegnative, non trovando una grossa cernia precedentemente marcata, intuendo – con grande esperienza – che al fondo l’acqua era molto più fredda rispetto ai giorni precedenti, ripiegherà subito nel basso fondo alternando la pesca in tana a vincenti aspetti. La sua tattica, unitamente a coloro che l’hanno saputa applicare per primi, è stata vincente.

Il portoghese Bessone è terzo con 8 prede e 18.200 punti, pescherà per tutto il tempo nella parte centrale del campo di gara, tra i 10/12 metri, alternando la pesca in tana a quella al libero. E’ un risultato inaspettato per il giovane portoghese, nel suo carniere troviamo una splendida cernia di oltre 8 chili e sette pesci bianchi, catturati tutti nella batimetria dei primi dieci metri d’acqua.

Gara a sé è quella di Titou Esclapez il quale, partito subito su una cernia posta a 25/26 metri, intanata in un sasso isolato sulla sabbia, si accorgerà anch’egli che al fondo l’acqua, a differenza dei giorni precedenti, è molto fredda e, neanche a dirlo, il serranide ha ritenuto opportuno cambiare… residenza.

Senza esitazione alcuna, e qui si vede che il marsigliese – oltre ad avere una classe superlativa ha anche una intelligenza tattica senza pari – si dirige senza indugio nei pressi della Guglia, in acqua bassa, dove aveva avuto modo di notare nei giorni precedenti, ma senza vedere movimenti significativi di pesce, una interessante franata che dai 5/6 metri scivola sulla sabbia in 14/15 metri.

Il pescasub francese in azione ad Arbatax
Esclapez in azione

Siamo ancora nei primi 25 minuti di gara ed il francese non ha ancora certezza che tale ipotesi potrà essere vincente, ma lo scoprirà – per sua fortuna – di lì a poco.

L’azione del francese…

Le apnee del Campione del Mondo, considerata la modesta profondità, sono mediamente sotto il minuto, però impone un ritmo forsennato, con un recupero in superficie di soli 15 secondi, praticamente solo cinque atti respiratori.

Questa inusuale tecnica gli permetterà di portare al peso un carniere composto da ben 17 prede valide per 28.530 punti, ipotecando, con la vittoria di giornata, anche quella finale.

Nel portapesci troviamo di tutto: cerniotte, dotti, saraghi (maggiori e pizzuti), orate, corvine, cefali, salpe, scorfani e tordi. Oltre a due splendidi esemplari di ricciole. E qui vale la pena descriverne la cattura.

Titou mentre scende per ispezionare una tana in circa 10 metri, avverte che la mangianza che lo circonda è estremamente nervosa, infatti prima vibra e poi schizza.

Intuendo la presenza nei paraggi di un predatore, si immobilizza al fondo con un lungo aspetto.

Dopo un’attesa di oltre un minuto la sensazione percepita sarà anche questa volta vincente, infatti viene circondato da un branco di ricciole di circa 4/5 chili.

Le ricciole di Titou…

Spara bene la prima, la più grossa, e volutamente non la recupera, lasciandola al fondo, il suo arbalete galleggia segnando la preda. Sa bene il transalpino che, in questi casi, il branco per solidarietà non abbandona l’esemplare colpito. Senza indugio si fa passare dalla barca un secondo arbalete, più lungo rispetto al precedente, e prova un secondo aspetto nelle vicinanze della preda arpionata.

Ebbene, la sua esperienza sarà ancora una volta trionfante: arriva nuovamente il branco di ricciole e Titou potrà spararne un altro esemplare, catturando in tal modo due pesci, che gli varranno circa 10.000 punti, il tutto nel giro di pochi minuti.

Arbatax- Esclapez con le ricciole
Titou mostra il carniere d cui spiccano le due ricciole

Rispetto agli avversari ha fatto la differenza per il ritmo imposto alla gara e per la superba e vincente tattica applicata.

Vederlo in azione era uno spettacolo, alternava la pesca in tana a quella all’aspetto, a volte anche nel medesimo tuffo, in questo caso però tirando le apnee oltre i due minuti. I tempi di recupero sono semplicemente straordinari, dimostrando – già all’inizio di giugno – una forma senza eguali.

La classifica a squadre

Per nazioni la Spagna è prima con 41.245, la Francia seconda con 39.240 e l’Italia terza con 38.405, sensibilmente più distaccate il Portogallo, la Gran Bretagna, la ex Jugoslavia, gli USA ed il Brasile.

Lo spagnolo Gomis in azione

L’Italia è distanziata solo da 3000 punti dalla Spagnae 800 punti dalla Francia.

E’ certamente un preciso e puntuale campanello di allarme che sta ad indicare in primis che gli avversari sono forti e protesi alla ricerca di un successo prestigioso, ed in secundis che le condizioni in acqua sono mutate rispetto alla vigilia.

Ma il distacco di punti nella classifica per nazioni è ancora possibile colmarlo.

Da ultimo, ma non per importanza, va doverosamente rimarcato che non c’è stata alcuna osmosi di informazioni tra atleti e capitano, questo – in un assoluto cortocircuito – non ha saputo fornire le indicazioni necessarie agli atleti impegnati in acqua.

La seconda giornata di gara

Nella seconda frazione, così come già scritto, si gareggia nel più selettivo campo di gara, e più segnatamente da Punta Torre sino a Santa Maria Navarrese, comprendendo anche gli scogli dell’Ogliastra.

Gli scogli dell’Ogliastra

E’ legittimo aspettarsi dagli azzurri una gara superba, che tenga conto ovviamente dell’esperienza della prima giornata, anche se, nella classifica individuale, Esclapez appare ormai quasi irrangiungibile avendo un distacco di 9.000 punti dal secondo e di 13.000 da Scarpati, il migliore degli italiani.

Ed invece, nonostante gli auspicati proclami di riscatto, nella seconda giornata si assisterà al crollo degli azzurri. Quindi, una autentica incapacità di recepire quanto si era verificato il giorno precedente, l’effetto forbice si accentuerà ancor più in classifica, in modo imbarazzante.

Gli italiani insisteranno a pescare ancora profondo, nonostante abbiano avuto prova che il pesce si era spostato verso batimetrie più accessibili.

Le tane precedentemente marcate da Scarpati, Toschi e Beltrani risulteranno, anche in questa seconda giornata, tutte desolatamente vuote.

Tanta sfortuna? Forse: quanto accaduto nella prima giornata di gara evidentemente non è stato pienamente recepito dagli atleti azzurri. Eppure il loro valore non può essere messo in discussione.

Bisogna scendere al 9° posto per trovare il primo degli italiani, Toschi con 5 prede e 5700 punti. Scarpati è solo 12° con due sole prede per un peso complessivo di 1.320 grammi. Beltrani è 14° con due prede per complessivi 1020 grammi di pesce.

Un’autentica ed ingiustificabile disfatta che ha però precise ragioni.

E gli avversari più titolati?

Hanno fatto praticamente il vuoto.

La premiazione del vincitore Esclapez

Classifiche

Esclapez, facendo una gara fotocopia del giorno precedente, cattura, sempre con identica metodologia di pesca in acqua bassa, 19 prede per kg. 17.730 e 25.330 punti, stravincendo anche questa seconda giornata, dimostrando – ove mai ce ne fosse bisogno – che al momento è il pescatore subacqueo più forte al mondo. Anche senza catturare ricciole il transalpino stravince la giornata.

Nanai è 2° con 7 prede e 17.420 punti, riscattando una prima giornata che lo vedeva relegato al 17° posto. Il polinesiano recepirà subito come si doveva pescare, pur essendo un raffinato profondista di acqua libera: si saprà adattare al basso fondo a differenza di quanto non aveva fatto il giorno precedente, insistendo a pescare profondo. Autentica lezione di adattamento che, invece, gli azzurri non hanno voluto capire.

Gomis è 5° di giornata, con 7 prede e 7.480 punti, che gli regalano un prestigiosissimo secondo posto nella classifica finale. Il quarantenne è radioso di felicità per l’inaspettato ma meritato piazzamento.

Admetlla 3° (Spagna), Halbert 4° (ex Jugoslavia) e Maas 5° (USA) intuiscono che proprio nel basso fondo è da impostare la gara.

In classifica generale 7° Scarpati con 18.070 punti, 8°Toschi con 18.065 e 12° Beltrani con 11.910.

La classifica finale per nazioni è ancor più severa.

Prima la Francia con 88.690 punti (53.860 punti saranno solo di Esclapez, più di quanto ne ha fatto l’Italia in due giornate). Seconda la Spagna con 70.805 (quasi equamente divisi fra Gomis, Admetlla e Carbonell). Terza l’Italia con soli 48.045. Quarta la ex Jugoslavia con 28.965 punti. Seguono tutte le altre.

A volte si fallisce…

A memoria di gare di pesca sub disputate in Mediterraneo non si era mai vista una disfatta simile; sarà bissata solo con l’Europeo di Salina nel 1995, che sarà oggetto probabilmente del prossimo articolo.

Alla luce di quanto sopra riportato sia consentito fare delle brevi riflessioni personali: che si sovrappongono a quelle superbamente già scritte da Franco Capodarte, redattore dell’articolo comparso sulla gara (Mondo Sommerso n. 7 luglio/agosto 1976), che qui si riportano pedissequamente nel box a fianco:

Orbene, dispiace dover scrivere di questa storica sconfitta della nostra nazionale, di cui si è taciuto quasi subito e per troppo tempo.

Purtroppo solo pochi sanno che questa autentica disfatta è stata fatta ricadere ingiustamente solo sugli atleti azzurri e, soprattutto, su Massimo Scarpati il più rappresentativo.

E’ vero che in acqua sono scesi gli azzurri e che, specie nella seconda giornata, hanno certamente peccato di presunzione e forse anche di arroganza ma è altrettanto vero che il cortocircuito tra atleti e capitano è addebitabile solo a quest’ultimo.

Gli azzurri demotivati

Dilaghi, Toschi, Beltrani e Scarpati

Scarpati, stanco di subire autentiche e reiterate vessazioni (…è ora di finirla con le prime donne…), dopo la mortificazione di Ustica 76 che avverrà la settimana successiva, (vedi qui) abbandonerà l’agonismo all’assoluto delle Egadi nel settembre 1976.

Con grande pace del salumiere di Livorno.

Antonio Toschi, anch’egli incolpato di tale disfatta, negli anni successivi mieterà successi su successi. Antonio si porterà ai vertici della pesca sub mondiale, e ciò a dimostrazione che la sua classe cristallina non poteva né doveva mai essere messa in discussione.

Gianni Beltrani, stimato ingegnere presso la Technisub ed atleta molto apprezzato nell’ambiente per la sua correttezza e signorilità, deciderà di lì a poco di abbandonare definitivamente l’agonismo.

Il vero responsabile, come un navigato surfista, riuscirà ancora e per diversi anni, a stare in equilibrio sopra le onde eternamente agitate della federazione.

Solo i salumieri di comprovato equilibrio hanno queste capacità.

Gigi Anastasi

admin
3 COMMENTS
  • Giuseppe Bellanca
    Rispondi

    Concordo con Gigi (che saluto molto cordialmente) circa la sua opinione di limitare la potenza dei motori fuoribordo. Personalmente sono anche dell’idea di inibire sempre l’uso del gps che ritengo essere avulso e nettamente in contrasto con lo spirito “umano” del nostro sport ancorché estraneo e pericoloso per il futuro dello stesso.. Senza alcuna polemica sarebbe utile vigilare anche sulle “pescate del giorno dopo”…( a buon intenditor…) !

  • Chisu Bruno
    Rispondi

    Mai visto una relazione così completa, Grazie di averla postata, una scuola che mi aveva fatto amare da subito la pesca subacquea. Sono diventato non un grande campione di pesca ma un ottimo organizzatore seguendo i maestri che mi hanno fatto vedere che si può aiutare i grandi pescatori anche organizzando. Ho conosciuto personalmente molti dei campioni citati nei racconti, l’amico massimo scapati , Toschi e tanti altri che ho rivisto con piacere . Un caro saluto e Buona Pasqua a tutti con le vostre famiglie . Chisu Bruno .

  • Fabio Ciocci
    Rispondi

    Beh, io, ventenne di belle speranze, ero lì, in acqua,uno o due giorni prima , ignaro della gara, mi stavo godendo la mia prima vacanza in Sardegna, ovviamente pescando, ed avevo incastrato una delle mie prime cernie serie sotto Capo Bellavista. Mentre la stavo lavorando mi trovai circondato da strani pescatori subacquei, senza fucile, con delle bizzarre cinture di zavorra coi piombi a cartucciera e delle altrettanto strane boe tonde di plastica rigida. Uno mi chiese ” what is this? Mèro? ” ed io risposi ” yes, Mèro, quite big ” in un inglese incerto. Erano gli atleti americani e credo che il mio interlocutore fosse Terry Maas; scese, diede un occhiata, e se ne andò. Un paio di tuffi e recuperai la cernia, sui 4 – 5 kg, credo, con l’aiuto del mio compagno e Maestro Maurizio Maggi. Salimmo sul nostro Laros Pirelli col 25 hp, e ci rendemmo conto che era pieno di barche e subacquei vari. Maurizio mi fa ” lo vedi quello la fuori? È Scarpati!” Infatti era il Mitico Campione che stava esplorando a quote a noi precluse: ovviamente, senza che nessuno ci dicesse niente, cambiammo rapidamente aria … I giorni successivi, quelli della gara, non pescammo, ma ci mischiammo agli spettatori: al porto assistemmo al rientro degli atleti coi carnieri. Arrivarono i francesi, proprio dove ero io, e vidi l’incredibile carniere di Esclapez, con le sue ricciole! Lo fotografai con la mia Kodak Instamatic, ma dalla barca attraccata sotto a me mi sento chiamare: è Nanai che mi passa la sacca dei fucili e poi il resto dell’attrezzatura e scende ” Mercì”! Ero al settimo cielo, in mezzo ai miei idoli! Assistetti alla pesatura come pure il giorno dopo, ascoltai i racconti dei protagonisti della gara, raccontata magnificamente nell’articolo di cui sopra.
    Fu un esperienza fantastica e coronai il sogno della mia vita sportiva anni dopo, vincendo quella gara, divenuta Trofeo delle Regioni, a Pugno Chiuso, nelle acque del Gargano, con la rappresentativa del Lazio, insieme ad un altro mio Maestro, di pesca e di vita, il caro Roberto Marcozzi, ed a Fabio Ragozzino. Certo il parco dei partecipanti non era di quel livello, ma erano in gara molti bei nomi dell’agonismo nazionale e fu una grandissima soddisfazione!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Iscriviti